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Tifare in pianura: dalle Dolomiti al Polesine

Una mappa del tifo veneto minore: parte II.

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Rivista Contrasti e Andrea Mainente
lug 31, 2026
∙ A pagamento

Che cos’è dunque il Veneto? Nella prima parte di questo viaggio, svolto seguendo il filo rosso del calcio minore e dei suoi tipi umani, avevamo raccolto qualche risposta: un sogno di ricchezza che talvolta degrada a miraggio, per qualcuno il “Texas d’Italia”, quello degli estremismi accentuati, del tanko in piazza San Marco in nome del Doge, ma al contempo della roccaforte della DC prima e della Lega di Bossi poi.

Quello dell’ordine e della disciplina, ma anche del sospetto massimo per “le finanze” (leggasi Fiamme Gialle), percepite dal sentimento popolare come un vicino arcigno e dispettoso che ti spia dalla finestra e se possibile ruba una gallina a chi si distrae abbastanza da farlo avvicinare al pollaio. È quello dei cacciatori incalliti, della proprietà privata difesa con lo schioppo, dell’ironia e la prontezza di risposta che non è entrata nello stereotipo, ma che qualunque foresto – ossia non veneto – in una trattoria al quarto quartino di vino riconosce, nelle lingue allappate di cabernet, nei baffi imperlati di spuma.


Tifare in pianura: il Veneto Orientale

Tifare in pianura: il Veneto Orientale

Rivista Contrasti e Andrea Mainente
·
Jul 26
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È una regione che sa essere a gradi diversi elegantissima e kitsch, coperta (sempre meno, a dire la verità) di nebbia e attraversata da paesaggi da cartolina tutti racchiusi in poche centinaia di chilometri quadrati benedetti dal cielo (Dolomiti, Garda, Palladio, Tintoretto…), ma minacciati dall’avidità di costruttori edili scellerati e architetti senza scrupoli e senso dell’Eterno1.

È il Veneto minacciato dalla speculazione selvaggia già denunciata dal poeta Zanzotto – «In questo progresso scorsoio | non so se vengo ingoiato | o se ingoio»; quello della dedizione al lavoro che sfiora la follia raccontato da Trevisan (Works, uno dei più bei libri pubblicati nel nostro Paese negli ultimi vent’anni); il sarcasmo e l’autoironia di Giuseppe Berto; è la commedia dell’arte di vivere, la nostalgia di un passato ormai mitologico e superato raccontato da Meneghello. È tutto questo e, certo, molto altro ancora.


All’ombra del Monte Grappa


Ci addentriamo allora nella Pianura. Sempre alla caccia dei modi locali di fare il tifo, di personaggi quasi stereotipati, che tuttavia rivelano alcune verità profonde sul luogo che li ha prodotti. Come si diceva, le grandi piazze del Veneto sportivo, si sono sempre estese come una lunga ombra sui centri minori, a differenza di quanto non accade in altre cittadine del Centro-Sud. Eppure non si può dire che anche qui non siano fiorite piccole realtà, tenaci, dure a morire, che nel passato più che oggi hanno vissuto momenti di gloria e al presente portano avanti il proprio progetto di tifo con il fermo obiettivo di non vederlo sparire.

Nella provincia vicentina, per esempio, dove la stragrande maggioranza dell’interesse gravita storicamente attorno al Lanerossi, sono comunque diverse le realtà che negli anni hanno provato a mettere in piedi un seguito più strutturato rispetto a quello ruspante e spontaneo in voga nel dilettantismo: è il caso, per esempio, della Curva Ciemme di Montecchio Maggiore, un’esperienza di stampo marcatamente popolare che, dopo un pionieristico tentativo di azionariato diffuso, ha vissuto una singolare metamorfosi, convertendosi a tutti gli effetti in una vera e propria band musicale punk.

Tuttavia il seguito più solido, da quelle parti, ce l’ha forse il Gruppo Grappa, che con questo nome programmatico segue fedelmente l’F.C. Bassano.

Quando provo a contattare il direttivo del gruppo bassanese, incontro un po’ dell’immancabile diffidenza del mondo ultras. Ma superati i convenevoli, l’atmosfera si distende e la chiacchierata procede in discesa. Del resto non è che ci sia chissà quale materiale bibliografico sulla materia e, come si vedrà con un po’ di pazienza, questa non sarà l’unica intervista necessaria alla realizzazione del reportage.

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