Contrasti ULTRA

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Remigrate Cesc Fabregas

La Catalogna, piccola Israele, alla conquista del mondo (del calcio).

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Rivista Contrasti
gen 23, 2026
∙ A pagamento

Signori cari, buongiorno! Oggi abbiamo tanta carne al fuoco tra Boldi tedoforo, nazi-scandali nei club di Miami e soprattutto la proposta di legge per la remigrazione di Cesc Fabregas. Voglio però partire da qualche responso all’ultimo episodio, quello in cui oltre a lanciare un appello alla resistenza ultras iraniana – alla faccia di quei tontoloni di Gioventù Nazionale che, degenerazione atlantista e nerd del Fronte della Gioventù, dopo gli omaggi a Soleimani e i ripetuti attacchi agli USA degli anni scorsi (fin qui tutto bene) hanno organizzato una sorta di flash mob sotto l’ambasciata iraniana con lo striscione “Qui per difendere la vita affinché a Teheran si torni a leggere Lolita”, manco fossero il movimento giovanile di Calenda – insomma dicevo vorrei partire dai feedback alla scorsa puntata in cui si scherzava un po’ sulle donne dicendo che non sanno stare da sole – e altre cose vere.

Sono arrivate molte proteste, più o meno dal tono seguente: “Bel condensato di sessismo e misoginia. Cambiate nome in “Contrasti INCEL”. Col cazzo che mi abbono. Buon Anno (curatevi!) 👋”.

Inutile dire che tutto ciò mi ha riempito il cuore di orgoglio, benzina purissima per questo angolo di provocazione e terrore, diavolina in quantità per la fiamma chimica di questa rubrica. Eppure devo essere onesto, la misoginia non è tra le tante forme di discriminazione che mi appartengono, o meglio può esserlo nella misura in cui sono misantropo, in cui l’umanità occidentale fa orrore nella sua quasi interezza e si volgarizza ogni giorno di più, uccidendo l’eros e la nobiltà, degradando tanto le donne quanto (e forse pure peggio) gli uomini, e tuttavia non è certo la guerra dei sessi che qui si vuole alimentare, al massimo quella tra razze!

Vorrei quindi pubblicamente scusarmi con tutte le donne non che si sono sentite offese – ma basta con l’offendersi, chi si offende ha sempre torto – ma con quelle che si sono incazzate e mi hanno insultato, hanno fatto bene. Ciò detto, preferirei che a scrivermi sdegnati fossero non delle donne bensì dei David, Jakov, Ethan, sì insomma delle persone molto attaccate al denaro il cui cognome coincide spesso con quello di una città. Se questa rubrica ha un obiettivo non è tanto quello di aumentare gli abbonati essere retribuita o cose del genere quanto invece quello di entrare nel mirino della comunità ebraica, ecco il suo vero scopo e vedrete che pian piano ci arriveremo.

A proposito di comunità ebraica e quindi di ideologie disgreganti, tutte inesorabilmente loro nella storia del mondo, comunismo, relativismo, psicanalisi, fluidità di genere, per i pagani direi anche Cristianesimo, “vendetta morale” con cui hanno fiaccato dall’interno l’Impero Romano per citare il nostro amato Nìcce – ma non è mica un’offesa eh, anzi è un riconoscimento al genio di un popolo che probabilmente ha ragione a considerarsi eletto – bisognerebbe indagare se pure il giochismo ha origini ebraiche. Di certo l’ottimo Simon Kuper, nel suo libro sull’Ajax come squadra del ghetto, nel quale approfondisce la figura di Cruijff ‘l’ebreo onorario’, sostiene – e riprendo dal bell’articolo del Foglio di Maurizio Stefanini – che

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