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Italia '38, la Nazionale più forte di sempre

La conferma mondiale di uno strapotere calcistico.

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Rivista Contrasti
giu 19, 2026
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Nella primavera del 1938 l’Europa inizia a essere avvolta da una certa inquietudine. A marzo con l’Anschluss il Reich tedesco ha riunito lo spazio germanico nel segno della svastica. A maggio vari rapporti giungono sui tavoli degli alti comandi cecoslovacchi. Pare che interi reparti tedeschi stiano preparando un’offensiva. Francia e Gran Bretagna s’affrettano in dichiarazioni che mettono per il momento spalle al muro il Reich.

In Cecoslovacchia, una volta risolta la crisi, c’è fermento per ben altri motivi. Nel paese c’è ancora amarezza per l’esito del mondiale italiano del 1934, e di lì a poco, in Francia, i vicecampioni del mondo sognano di rifarsi, magari proprio contro quell’Italia che aveva stroncato in rimonta i loro sogni di gloria in un’ epica finale nel solleone romano.


Italia '34, la prima Nazionale di popolo

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Jun 10
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Se la scuola danubiana ha ancora Cecoslovacchia e Ungheria come capisaldi, altrettanto non si può dire dell’Austria: non esistendo più come nazione, cessa di esistere anche come Nazionale. I migliori talenti austriaci sono annessi alla Germania, andando a comporre la Nazionale del Reich. Nel novero delle favorite stavolta va aggiunto il Brasile, che differenza di quattro anni prima schiera i suoi giocatori migliori, tra i quali spicca Leonidas, il primo funambolo verdeoro che incarna il calcio bailado.

Argentina e Uruguay invece continuano la loro protesta: indignate per la seconda assegnazione di fila a un paese europeo, decidono di non presentarsi, influenzate anche dagli alti costi del viaggio e del pernottamento.

E i campioni in carica? L’Italia arriva alla rassegna nel momento di massimo fulgore calcistico della sua storia.

Due anni prima alle Olimpiadi di Berlino una Nazionale sperimentale si era messa al collo la medaglia d’oro. Conforme ai regolamenti, era composta da dilettanti attinti dai migliori elementi dei Gruppi Universitari Fascisti. A Berlino gente come l’attaccante Annibale Frossi e i difensori Alfredo Foni e Pietro Rava avevano deliziato Pozzo, che sa bene come i debiti di riconoscenza nel calcio possono essere un boomerang terribile. Vuole rivoluzionare un po’ la vittoriosa compagine del ’34, e per la spedizione francese chiama dal gruppo del ’36 Foni, Rava, Bertoni e Locatelli, lasciando a casa Frossi. L’occhialuto friulano paga la concorrenza di Pasinati, Biavati e soprattutto di Colaussi, al secolo Colausig, un giuliano del quale torneremo a parlare più avanti.

Il poster ufficiale dei Mondiali

La missione, ovviamente, è ripetersi. Pozzo come quattro anni prima ha chiesto e ottenuto di chiudere i campionati a fine aprile per avere un mese e mezzo filato di preparazione. Che squadra è quella del ’38? Nei nomi, certo molto diversa dai trionfatori di Roma. Di loro oltre a Meazza, ormai capitano, sono rimasti solo i difensori Monzeglio e Allemandi e la mezzala Ferrari.

Pozzo pesca su nove squadre di A. La più rappresentata è l’Ambrosiana, fresca vincitrice dello scudetto, con cinque elementi. Segue la Roma con quattro, Bologna e Triestina (!) a tre, e gli altri spalmati su Juventus, Genoa, Lazio, Lucchese e Pisa. Con solo tre giocatori con oltre 15 partite in azzurro, i nuovi devono inserirsi bene e alla svelta.

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