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Il Daspo fuori contesto ai padovani è inquietante

Sembra 1984 invece è Padova 2026: ora basta.

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Rivista Contrasti
ago 30, 2026
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Ricostruiamo innanzitutto i fatti: il giorno di Ferragosto, prima della partita di Coppa Italia Udinese-Padova, un gruppo di ultras padovani ha fatto un blitz in territorio “nemico”, vicino alla sede degli ultras friulani, cercando il contatto con la tifoseria avversaria. Senza addentrarci nelle specifiche dell’azione, il tutto ha portato al pronto intervento della polizia e al fermo di 10 padovani: emessi Daspo (da 3 a 8 anni), tre avvisi orali e denunce per rissa aggravata.

Potremmo dire, senza voler fare la parte delle anime belle (e ingenue), che ciascuno ha fatto il suo: i padovani con un’azione ultrà, la polizia gestendo l’ordine pubblico e identificando i responsabili, il questore firmando i Daspo. D’altronde lo abbiamo ripetuto più volte, in un’occasione anche ad una festa organizzata dalla stessa tifoseria biancoscudata: le formule come “libertà per gli ultras”, “fuori gli ultras dalle galere”, più in generale tutto l’armamentario vittimista che alcuni gruppi utilizzano per rivendicare i propri diritti ultras (spoiler, non esistono), non significano assolutamente nulla.

Chi sceglie questa vita sa cosa comporta e se ne deve assumere la responsabilità, come qualsiasi altro cittadino che compie gesti, a volte, al di fuori della legalità. Considerazioni condivise, in realtà, dagli stessi padovani, tifoseria coerente e leale, non certo abituata alle lamentele.

Il punto qui è un altro: certo l’assunzione di responsabilità e le conseguenze delle proprie azioni. Quel che non è accettabile però è l’abuso, la repressione indiscriminata, la responsabilità collettiva, la logica punitiva da colpirne uno per educarne cento – o di colpirne cento per decimare una curva – adottata da alcune istituzioni in casi specifici. Esattamente ciò che è successo con l’emissione, da parte del questore di Padova, di 11 “Daspo fuori contesto” (quindi non collegati ai fatti di Udine né ad episodi da stadio) a tifosi biancoscudati con precedenti.

Sostanzialmente il questore si è procurato la lista dei 2900 abbonati alla curva padovana e, uno per uno, è andato a vedere i precedenti, le denunce, gli eventuali procedimenti in corso, spiccando poi questi “Daspo fuori contesto” (un unicum giuridico in Europa) che, come specificato sullo stesso sito della Polizia di Stato – qui la nota proprio sui fatti di Udine – «permettono di vietare l’accesso agli stadi a persone ritenute pericolose per l’ordine pubblico. La peculiarità della misura consiste nell’adottare il divieto anche quando i fatti siano stati commessi al di fuori del contesto delle manifestazioni sportive».

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