Un Infantino di bosco e di riviera
Identikit di un despota.
Il presidente della Fifa[1] che ballicchia, ridendo con Viktor Orbán, mentre Javier Milei canta ‘Burning Love’ di Elvis dagli scranni del sedicente ‘Board of Peace’ di Donald Trump. No, non è l’inizio dell’ennesima serie distopica su una qualche piattaforma di streaming: è la realtà (geocalcistica) del 2026.
Ma come ci siamo arrivati? Come è arrivato il capo di una federazione di associazioni sportive a essere uno degli uomini più influenti del pianeta? Come siamo arrivati a vedere Gianni Infantino invitato permanentemente in un’organizzazione alternativa all’Onu, fondata e presieduta a vita e per statuto da Trump, che ha come scopi la riedificazione post-bellica di Gaza e la stabilità in Medio Oriente e che necessita di un pagamento di un miliardo di dollari per ottenere un seggio?
MY NAME IS GIANNI
Classe 1970, nato a Briga, in Svizzera, da immigrati italiani: il padre originario di Reggio Calabria, la madre di Piamborno, in Val Camonica, provincia di Brescia. Poliglotta (parla fluentemente italiano, francese, tedesco, inglese, spagnolo e se la cava col portoghese e con l’arabo), si è laureato in giurisprudenza a Friburgo e ha poi conseguito il titolo di avvocato specializzandosi nel management e diritto sportivo, fornendo consulenze per leghe e club.
Successivamente, ha costruito la sua carriera nei tre grandi organismi che analizzano, controllano e amministrano il calcio a livello internazionale – e che fanno della Svizzera la patria del governo mondiale del calcio: prima a Neuchâtel, al Cies (Centre International d’Étude du Sport), la fondazione creata dalla Fifa a metà degli anni ‘90 che svolge attività di ricerca, consulenza e formazione in ambito sportivo, poi a Nyon, alla Uefa (Union of European Football Associations), la confederazione del calcio europeo, infine a Zurigo, alla Fifa (Fédération Internationale de Football Association), la confederazione mondiale che associa le federazioni calcistiche.
Una carriera strabiliante, in continuo crescendo, che lo ha visto protagonista diretto di alcuni degli stravolgimenti più rilevanti della storia del calcio, avvenuti sotto la sua guida e grazie alle sue idee; un progetto chiaro di rinnovamento, un cambio di paradigma nel calcio, un’attività alacre, indefessa, operosa, gran parte della quale percorsa con al suo fianco Leena al-Ashqar, ex dirigente della Federcalcio libanese, con cui è sposato dal 2001, e che da quando la coppia (insieme alle quattro figlie) si è trasferita a Doha, in Qatar, nel 2021, ha ruoli amministrativi di vertice in aziende dell’emirato oltre a essere uno dei pilastri diplomatici fondamentali su cui si è retta l’apertura della Fifa, a guida del marito, al mondo arabo.
Un’impostazione geopolitica confermata dalle assegnazioni dei Mondiali 2022 proprio al Qatar e di quelli 2034 all’Arabia Saudita – oltre che dalla cittadinanza onoraria libanese ricevuta nel novembre del 2025, cosa molto rara e argomento molto controverso per la repubblica confessionale mediorientale[2] e giustificata dalle istituzioni con dichiarazioni inequivocabili: per Hashem Haidar, presidente della Federcalcio libanese, Infantino infatti «è una figura pubblica che presta servizi al Libano»[3] – e, in più, a riprova del legame strettissimo col paese d’origine della moglie, ha promesso di finanziare completamente, attraverso la Fifa, la costruzione di uno stadio da 20/30.000 spettatori nella capitale Beirut.
Il nostro Gianni, quindi, ha tre cittadinanze: è italo-svizzero-libanese.
IL CURSUS HONORUM TRA NEUCHÂTEL E NYON
Il calcio che conta, come detto, è in Svizzera. Ci si fa poco caso, magari, tutti incentrati sulla cronaca come siamo, tutti concentrati sul fatto tecnico – ma gli Infantino di turno, al contrario, lo sanno benissimo. E per quanto riguarda il nostro Gianni, le tappe hanno ripercorso, gerarchicamente, le catene di comando del pallone in terra elvetica.
Il suo lavoro al Cies non ha una data di inizio precisa ma è probabile che la collaborazione sia partita nel biennio finale dei ‘90. L’organismo indipendente, infatti, che fa da ponte tra il mondo accademico e l’industria sportiva, calcistica in particolare, attraverso formazione, ricerca, analisi e consulenza – fondato da Fifa, Università, città e stato di Neuchâtel, è del 1995 e il passaggio ufficiale di Infantino alla Uefa, con ruoli legali e commerciali, è datato agosto 2000. In questo pur breve periodo, in cui è riuscito comunque a passare dalle mansioni consultive a quelle di segretario generale dell’istituto, Infantino ha avuto un ruolo decisivo nella creazione del programma post-laurea denominato ‘International Master in Management, Law and Humanities of Sport’, il Fifa Master per futuri dirigenti sportivi – di cui è stato nominato patrono a luglio 2025 durante le celebrazioni per la sua 25ª edizione.[4]
Contestualmente, mentre era al Cies, Infantino si è prodotto in consulenze legali per le leghe professionistiche spagnole e italiane, oltre che per il FC Sion, club della massima divisione elvetica. Non si sa molto di quali siano stati gli argomenti di consulenza – ma quel che è certo è che l’attività è poi cessata proprio per evitare il conflitto d’interessi una volta entrato nella Uefa.
Il suo percorso nella confederazione europea è durato 16 anni e, a rileggerlo oggi, rappresenta il prototipo continentale del programma poi esportato da Infantino a livello globale alla Fifa nell’ultimo decennio.
A Nyon, gli sono bastati quattro anni, dal 2000 al 2004, per passare da semplice funzionario legale a Direttore della Divisione affari legali e licenze per club, ruolo mantenuto anche oltre il 2007, quando ottenne la promozione a Vice Segretario Generale, e fino al 2009, anno in cui raggiunse il vertice amministrativo della Uefa, con la nomina a Segretario Generale.
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Infantino, da quel momento, è stato il braccio destro di Michel Platini, la vera anima dei suoi tre mandati alla guida della Uefa prima di abbandonare il suo ruolo e il suo presidente, con un gioco di raro e scaltrissimo equilibrismo, anticipando le dimissioni proprio dell’ex calciatore francese (16 maggio 2016), coinvolto e poi uscito pulito in uno scandalo in cui veniva associato a Blatter, in quel momento avvolto dalla ben più seria e certificata indagine lagata alla corruzione nella Fifa, lasciando prima l’organizzazione per essere eletto alla Fifa (26 febbraio 2016) in forza di Sepp Blatter, dimissionario nel 2015.[5]
L’ex presidente Uefa si è più volte dichiarato vittima di un complotto ordito direttamente da Infantino per screditarlo e toglierlo dalla corsa alla presidenza Fifa;[6] la sospensione da parte della Commissione etica della Fifa di fine 2015, per un pagamento irregolare da 2 milioni di franchi svizzeri spedito da Blatter (anch’esso sospeso) a Platini, cui è seguita la squalifica per entrambi di 8 anni da qualsiasi attività legata al calcio, poi ridotta a 4 dal Tas, che ha poi portato alle dimissioni dei presidenti Uefa e Fifa – è stata smentita dalla sentenza del 2025 in cui Platini e Blatter sono stati assolti.
Nel frattempo, Platini ha denunciato a fine 2021 lo stesso Infantino per traffico di influenze illecite (l’inchiesta è stata poi spostata dalla Francia alla Svizzera nel 2023 con grande disappunto dell’accusa) – sostenendo la tesi di un accordo premeditato tra l’italo-svizzero-libanese e l’ex Procuratore generale della Svizzera Michael Lauber volto a infangarlo.[7] Al magistrato, dimessosi nel 2020 dopo che il Tribunale amministrativo chiarì che aveva mentito ai supervisori e violato i doveri d’ufficio in riferimento agli incontri con Infantino del 2016, sono state contestate violazioni etiche e procedurali ma la sua posizione, per assenza di prove sufficienti, è stata archiviata nel 2023.[8]








