Come vi sentireste se la vostra squadra facesse il suo esordio stagionale a metà settembre, a porte chiuse contro una squadra di decima serie, mentre la sua stessa sopravvivenza sportiva rimane appesa ad un filo? Dalle parti di Bordeaux, questa domanda non è ipotetica. In attesa dell’ennesimo verdetto sul futuro del club, i Girondins sono infatti ritornati in campo in un match ufficiale, centoventisette giorni dopo, per il terzo turno di Coppa di Francia. A casa del Saintes, in un piccolo stadio della provincia aquitana, vuoto.
Un teatro grottesco, cartina al tornasole del clima surreale che aleggia da tempo sui sei volte campioni di Francia. I cui tifosi stanno assistendo ad un vero e proprio scempio sportivo, arrivato ad assumere i contorni di una tortura psicologica. Un’agonia che da otto anni prosegue inesorabile, unicum del calcio francese e forse mondiale, un tragico tunnel che al momento non promette alcuna luce. A scavarlo, una miscela caustica fatta di false promesse, personaggi impresentabili, protezioni politiche, finte rottamazioni ed una sequela interminabile di procedimenti, ricorsi, permessi ed appelli degni della casa che rende folli di Asterix e Obelix.


